Prevenzione al Suicidio

il nostro progetto Luci Nel Buio

Il suicidio è un fenomeno complesso che affonda le sue radici in diversi contesti, con cause multifattoriali, in cui intervengono fattori biologici, psicologici oltre che sociali.

La nostra ricerca e i dati nel sud Sardegna: i mass media
Agape nel 2014, spinta dai dati allarmanti a livello mondiale, nazionale e regionale, ha deciso di monitorare il fenomeno del suicidio nel Sud Sardegna, analizzando gli articoli pubblicati negli ultimi 3 anni (2012-2013-2014), nelle testate giornalistiche online sarde, tentando di dare una chiave di lettura su ciò che è contenuto nelle informazioni diffuse all’opinione pubblica sul territorio della Provincia di Cagliari.

Il fenomeno
L’atto è spesso preceduto da stati di depressione profonda con altrettante cause legate alla personalità o a circostanze che possono essere legate al bisogno di sfuggire a situazioni intollerabili.
La visione di chi commette l’atto è di una vita sentita come un’inesorabile fonte di sofferenza che solo la morte può placare.
In molti Paesi industrializzati il suicidio è considerato la seconda o la terza causa di morte tra gli adolescenti e i giovani adulti.

Il suicidio: un problema sociale
In Italia avvengono circa 10 suicidi al giorno. Basta fare una ricerca sul web, per accorgersi di quante persone decidono di tentare il suicidio o di togliersi la vita.
I protagonisti sono per lo più uomini, adolescenti e anziani.
I motivi principali che inducono a questo gesto di follia sono di ordine economico e sociale, ma spesso alla base c’è una debolezza della personalità, causata dall’uso di sostanze come droghe e/o alcol, oppure da disturbi dell’umore, grave depressione e dall’assenza di punti di riferimento a cui potersi ancorare. Chi decide di commettere il suicidio ha perso il suo punto d’equilibrio, quindi la speranza e la consapevolezza di poter risalire dal fosso in cui si è caduti.
E’ anche vero che gli esperti ipotizzano che chi vuole suicidarsi spesso lo dice chiaramente, mandando dei segnali che però non tutti sono in grado di decifrare: impariamo a saperli cogliere!

Il suicidio: i mass media sardi
La premessa è questa: l’OMS rimarca da anni l’importanza di promuovere un atteggiamento responsabile da parte dei media per ciò che concerne le informazioni sui casi di suicidio e, a questo riguardo, sottolinea che maggiori sforzi andrebbero fatti per migliorare le strategie comunicative, evitando per esempio l’uso di un linguaggio sensazionalistico e la presentazione dell’atto suicidario come la soluzione di un problema, anche evitando di mostrare immagini e soprattutto di descrivere il metodo utilizzato.
Per l’OMS sarebbe utile e importante, in questi casi, fornire informazioni su dove trovare aiuto in caso di bisogno. Invece, dalla nostra analisi sugli articoli presenti nel web emerge che, le modalità, così come altri dati, sono spesso riportati, mentre purtroppo è assente quasi sempre l’informazione più importante su “come” e “dove” trovare aiuto.
Diverse ricerche mettono in evidenza come il sensazionalismo, la sovraesposizione della notizia, specie quando unita a un racconto dettagliato e alla descrizione del metodo utilizzato per togliersi la vita, può portare a comportamenti emulativi (Effetto Werther) da parte di soggetti particolarmente vulnerabili, generando un aumento dei casi, nonché suggerendo l’adozione di mezzi su come togliersi la vita. L’entità dell’effetto emulativo varia a seconda della rilevanza data all’evento e a seconda della zona in cui la cronaca è stata più presente.
Ecco perchè, nell’ottica della prevenzione è importante da parte degli organi di informazione una comunicazione maggiormente “responsabile” in linea con le indicazioni fornite dall’OMS.
Anche noi di Agape, come auspicato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, sosteniamo che andrebbero implementate le azioni di sostegno e aiuto dirette alla rete sociale del soggetto suicida, allo scopo di prevenire tra i “survivors” l’insorgere di disturbi depressivi e ulteriori nuovi casi.

Il suicidio: i mass media secondo il Report Globale della prevenzione ai suicidi (OMS)
Quasi la metà degli articoli sul suicidio, a livello globale, violano le “Linee Guida dell’Organizzazione Mondiale della Sanità”.
Le pratiche di copertura mediatica inappropriate si legge nel report: “possono sensazionalizzare e rendere alla moda il suicidio, aumentando così il rischio emulazione tra le persone vulnerabili. Le pratiche sono inappropriate quando parlano gratuitamente di suicidi di celebrità, raccontano metodi insoliti di suicidio o di suicidi di massa, mostrano immagini o informazioni sui metodi usati, o normalizzano il suicidio come risposta accettabile alla crisi o alle avversità”.

L’importanza della comunicazione nel web
E’ importante usare un linguaggio responsabile e attento, evitare le semplificazioni eccessive, educare la cittadinanza alla prevenzione al suicidio e fornire le indicazioni su dove trovare aiuto, nelle strutture e nei servizi presenti nel territorio.
La rete internet ha le sue responsabilità: oggi, è la fonte principale di informazioni e contiene siti facilmente accessibili che possono essere inappropriati in quanto a trattazione del tema preso in esame.
I siti internet e i social media spesso sono stati implicati nell’incitamento e nell’agevolazione di comportamenti suicidari. Le persone possono addirittura mandare facilmente in onda atti di suicidio senza censura e informazioni facilmente accessibili.
Studi epidemiologici internazionali dimostrano con certezza che le notizie di suicidi da crisi economica, se divulgate con una comunicazione inappropriata, inducono altri suicidi, innescando un pericoloso effetto domino.

Agape e il Progetto “Luci nel buio”
Ricevere la notizia di una persona cara che per sua mano ha deciso di lasciare la nostra terra è un fulmine a ciel sereno che lascia sgomenti, impotenti, smarriti.
Possiamo immaginare queste persone, nei momenti precedenti il dramma, come delle piccole luci affievolite che camminano solitarie nel buio, in cerca di qualcosa di forte, che spesso non trovano, a cui ancorarsi: un sostegno, una mano, un aiuto esperto che possa aiutarli a trovare in sè una nuova prospettiva di vita, accompagnandoli fuori dal buio in un nuovo percorso di speranza.
Sappiamo bene che il tema del suicidio è un argomento considerato in molti paesi ancora un tabù e che va trattato con estrema delicatezza.
E’ importante sottolineare con forza che parlarne può aiutare a prevenire questo fenomeno. Il nostro intento è quello di squarciare il velo del tabù.
Si tratta di una problematica, purtroppo, in continuo aumento che va affrontata con intelligenza emotiva, consapevoli dell’importanza e della capacità di saper “intercettare il disagio” con approcci e linguaggi adeguati.
Ci si toglie la vita quando manca la speranza nel futuro: aiutare coloro che si trovano immersi nella più totale fragilità può evitare che il disagio si trasformi in dramma, con la conseguente sofferenza di tante famiglie, degli amici e della società.

Obiettivo: prevenzione al suicidio
Il nostro obiettivo è quello di provare a creare una rete di possibili risposte rivolte a coloro che sono coinvolti a vari livelli nel problema, contribuendo così alla prevenzione. E’ utile accogliere una sofferenza di cui solitamente non si parla: da un lato il dolore di chi abbandona la vita, dall’altro quello di chi resta.
I suicidi si possono prevenire esaminando il fenomeno e contrastandolo con iniziative e progetti mirati; ad oggi, si fa ancora pochissimo per la prevenzione.
I nostri obiettivi:
– aumento della conoscenza del fenomeno del suicidio;
– promozione della salute mentale;
– prevenzione alla depressione e suo trattamento;
– valorizzazione delle risorse d’aiuto disponibili nel contesto locale e provinciale;
– monitoraggio sistematico dei comportamenti di tentato suicidio;
– implementazione di un’offerta di aiuto per familiari;
– implementazione di un’offerta di aiuto per persone “ad alto rischio”;
– diminuzione dello stigma associato.

A chi ci rivolgiamo
Il Progetto punta all’attenzione della popolazione Cagliaritana ad alto rischio di comportamenti suicidari e ai loro familiari.

La nostra idea di prevenzione: work in progress
Nel 2013 l’Assemblea dell’OMS ha adottato il “Mental health action plan 2013-2020” che indica tra gli obiettivi, da raggiungere entro il 2020, la riduzione del 10% del tasso di suicidio.
Il suicidio si può prevenire aiutando coloro che intendono farla finita a trovare possibili alternative ai loro problemi.
Abbiamo evidenziato che solitamente vengono emessi chiari segnali sulle intenzioni suicidarie di un individuo, ma chi lo circonda spesso non riesce a cogliere il significato di tali messaggi, oppure non è in grado di rispondere alla sua richiesta d’aiuto, “Parlare del suicidio dà invece l’opportunità di sperimentare un contatto empatico”.
La sfida sulla prevenzione del suicidio dovrebbe essere intrapresa dall’intera collettività.
Riteniamo che gli addetti alla Salute Mentale e tutti gli operatori che entrano in contatto con la popolazione, per la fornitura di servizi di assistenza, consulenza e supporto, possono essere coloro che in primis veicolano informazioni chiare e precise sul riconoscimento e sulla gestione del soggetto suicida.
Ecco perchè noi di Agape riteniamo di dover fare qualcosa. Non bisogna dimenticare: si tratta di un fenomeno che comporta alti costi sociali, non ultimo per l’impatto destabilizzante che questo drammatico evento esercita su tutti coloro che erano in “relazione” con il soggetto suicida, affliggendo profondamente individui, famiglie, luoghi di lavoro, comunità e la società nel suo complesso.
Coloro che perdono un loro caro a causa del suicidio, rimangono a lungo traumatizzati e sono anch’essi a rischio.
L’intento di Agape è pertanto quello di costruire una cultura della speranza contro la disperazione per dare significato alla vita. Se negli ultimi anni i suicidi sono in aumento è proprio perché va diminuendo la speranza.
Ecco perchè è necessaria una cultura della progettualità: aiutare chi ha idee suicide a uscire dalla visione a tunnel, in modo che si confronti con un’alternativa al suo progetto di morte. E’ importante, infatti, far acquisire altri punti di vista della realtà a chi ha tentato il suicidio o a chi ha intenzione di farlo.
Le azioni efficaci per la prevenzione, ribadite anche nel report “Preventing suicide: a global imperative”, contemplano la restrizione della disponibilità e accesso ai mezzi utilizzati per attuare il suicidio (in primo luogo le armi da fuoco), la predisposizione di barriere che impediscano la caduta da luoghi elevati (quali viadotti, ponti, ecc.) e l’implementare di politiche attive per la riduzione dell’abuso di alcol e droghe.
Il nostro messaggio vuole essere positivo: molti di coloro che in passato hanno tentato il suicidio, ora sono felici di vivere e si rendono conto che volevano solo smettere di stare male, non cessare di esistere.

Origini del Progetto Anti-Suicidio
Nel 2014, le Dott.sse Annalisa Mascia e Elisa Mannu si sono incontrate con l’obiettivo di voler dare un contributo alla prevenzione sul fenomeno del suicidio.
Le due psicologhe si sono lungamente confrontate sul tema e sui tanti episodi di suicidio nel territorio sardo, decidendo di monitorare e osservare il fenomeno attraverso la costruzione di un database costruito ad hoc, da cui sono emersi numerosi dati che poi sono stati confrontati con quelli ufficiali a livello nazionale e mondiale.
Con l’unione delle loro competenze e trovandosi in sintonia sul modo di intendere la prevenzione e le forme di sostegno, è nata la spinta ad elaborare un progetto sperimentale con l’impegno di contribuire a una sfida non facile su un fenomeno sociale così drammatico, complesso e delicato.
Il progetto “Luci nel Buio”, che dopo una prima fase di ricerca è in fase di strutturazione e definizione, vuole essere una dedica a una persona cara e speciale, scomparsa recentemente, una persona che aveva ancora tanto da offrire: è a lei e a tutte quelle luci nel buio che vogliamo dedicare il nostro lavoro, come atto d’amore nei loro confronti, come impegno a diventare anche solo un piccolo faro che possa illuminare e indicare loro una linea…d’aiuto.

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