Annalisa Mascia

Conosciamo Annalisa Mascia

Oggi la nostra inviata speciale Stefania intervista la Presidente della Cooperativa, in occasione dei quasi dieci anni di Agape, leggiamo sogni, obiettivi, traguardi presenti e futuri.

La Cooperativa Agape compie nove anni di attività sociale e prima della sua nascita c’è stato un intero anno di progettazione; quali sono le sue origini, come si è sviluppato questo progetto imprenditoriale?
Agape è un progetto imprenditoriale che si fonda su valori importanti, quali l’amore per l’altro, l’amore incondizionato; si fonda su grandi ambizioni di quattro giovanissime: al tempo, era il 2003, io e le mie socie avevamo 22-23 anni, psicologhe e pedagogiste in formazione. Questo progetto si fonda inoltre sulla volontà, sul coraggio e sul rischio, che abbiamo voluto correre insieme e che, secondo il mio punto di vista , non avremo potuto affrontare singolarmente ma, unendo le forze, abbiamo creduto che una, più una, più una, più una, avrebbe fatto molto più di quattro!

Il ruolo che lei svolge nella Cooperativa Agape è stato sicuramente preceduto da una solida esperienza teorica e pratica. Ci vuole raccontare il percorso che ha intrapreso per la sua formazione professionale?
Nell’anno 2000 ho frequentato un corso di formazione professionale regionale di mille ore per “Tecnico della qualità dei Servizi” e questo percorso mi ha dato degli input imprenditoriali giusti rispetto all’attenzione che si deve sempre dare ai bisogni espressi e latenti dei clienti.
Dopo tale corso frequentai un altro corso regionale per “Manager dei Servizi Sociali” e nel frattempo conseguii la Laurea in Psicologia dello Sviluppo. Subito dopo la laurea ho intrapreso il percorso quadriennale di Psicoterapeuta Transazionale e conseguito il diploma. Inoltre, da qualche giorno ho concluso un Master biennale alla Scuola di Management dell’Università Bocconi di Milano in “Management per la Direzione di Aziende Sanitarie e Socio assistenziali pubbliche e private”.
Il mio è un percorso che ha avuto una logica molto ben definita, di attenzione all’utente, di valorizzazione delle risorse umane e con questa mia ultima formazione in Management mi sento più strutturata da un punto di vista finanziario ed economico rispetto alla gestione di costi e di risorse aziendali, che è fondamentale per il buon andamento di una azienda.

La Cooperativa Agape offre servizi di qualità in tanti settori (salute mentale, minori e famiglie, giovani e lavoro e molti altri); ma per riuscire in questo obiettivo sono necessarie particolari attitudini?
Sono sicuramente necessarie particolari attitudini; la prima è il rispetto dell’altro, che sia un minore, che sia un giovane adulto, che sia un anziano, che sia un disabile o una qualsiasi persona che chiede aiuto sporadicamente. È necessaria, inoltre, una grande fiducia in sé stessi come Operatori e un grande amor proprio, perché per dare tanto all’altro si deve essere capaci di dare tanto a sé stessi; solo in quel caso dare all’altro ti rigenera e non ti svuota. Altre attitudini sono lavorare gioendo dei successi dell’altro, cercando di allontanare il più possibile tutti quei sentimenti negativi tipici della società odierna, perché quando si è a contatto con altre persone, bisogna lasciarsi liberi di essere, toccando con mano quelli che sono i bisogni primari, come l’amore, la vicinanza, l’accoglienza della gioia e del dolore dell’altro.

Quali sono le difficoltà, se ci sono, nel rappresentare una cooperativa sociale e quali sono invece le gratificazioni?
Le difficoltà più grandi sono rappresentate dalle risorse economiche: viviamo in un momento in cui si sente tanto parlare di tagli, che sono effettivamente reali. Credo però che nei momenti di crisi riescano ad emergere, se vogliamo, grandi capacità personali, come ad esempio riuscire a far tanto con poco oppure fare poco ma di grande qualità per lasciare il segno. Le gratificazioni arrivano nel momento in cui ottimizzi le risorse, intendo sia quelle umane, sia quelle economiche. Rispetto alle risorse umane credo sia avvincente creare occasioni di soddisfazione per l’operatore e farlo sentire importante per quello che fa tutti i giorni. Credo che tutto si può fare ma non si può fare da soli, per cui l’operatore và supportato perché è la carta vincente di una cooperativa.

Il suo ruolo, quello di Presidente della Cooperativa Agape, da 10 anni a questa parte, è sicuramente molto impegnativo e ricco di responsabilità. Tale posizione influisce nella Sua vita quotidiana e personale? Se si, in che modo?
Si, questo ha influito sempre tantissimo nel mio privato.
Nella mia vita ho attraversato delle fasi, fondamentalmente tre: una fase in cui mettevo gran parte della mia vita in Cooperativa e la Cooperativa era gran parte della mia vita; una fase in cui, anche grazie al sostegno di professionisti che mi hanno aiutato in questo percorso, ho imparato a delegare, per cui a fidarmi delle persone che avevo attorno; inoltre, prima di fidarmi, ho imparato a scegliere persone valide, capaci, su cui poter porre la mia fiducia; infine, una terza fase, che è quella attuale, in cui ho imparato a mettere confini precisi tra quello che è il lavoro e quella che è la soddisfazione nel lavoro, quella che è la vita privata e la soddisfazione nella mia vita privata.
Di certo posso dire che attualmente fare cooperativa per me ha un senso etico e morale molto importante, in quanto credo che, come presidente della cooperativa da dieci anni a questa parte, devo rappresentare un modello di buona conduzione, di valori forti, di disponibilità verso l’altro, di accoglienza dell’altro; per cui quando mi rendo conto che nella mia vita privata ci sono aspetti in cui non sto portando avanti il modello che porto avanti in cooperativa, allora mi fermo, mi siedo, rifletto e cerco di capire cosa posso migliorare, in modo tale che non mi senta scissa tra quello che è il mondo del lavoro e quella che è la mia vita privata, semmai mi senta in continuità tra i valori che presento in un mondo e quelli che porto avanti nell’altro.

La Cooperativa Agape ha realizzato tante iniziative che hanno valorizzato e valorizzano il lavoro di tutti i collaboratori, rendendoli parte attiva della Vita della Cooperativa; cosa vorrebbe dire a tal proposito?
Questa è una domanda che mi emoziona, perché i miei Operatori sono la luce del mio cammino imprenditoriale, sono una ricchezza talmente bella che cerco sempre di pensare a qualcosa per poterli valorizzare. Ritengo che oggi giorno sia molto più frequente la critica, la svalorizzazione, la poca considerazione dell’altro; io credo, invece, di possedere una grande fortuna: quella di avere il potere di premiare e non smetterei mai di farlo, perché in ognuno dei nostri operatori vedo delle risorse interiori profonde, un’umanità talmente importante che mi porta a valorizzarli, premiarli. Già dal momento del colloquio riesco a inquadrare le potenzialità di chi ho di fronte. È da quel momento che inizio a premiare, dal momento del colloquio, e non smetto mai di farlo a meno che ad un certo punto mi renda conto che chi ho di fronte o non ha voglia di essere premiato o non si riconosce il diritto di esserlo. A quel punto mi faccio da parte, perché il mio ruolo in azienda non è quello di aiutare l’altro in un percorso interiore, quanto aiutare l’altro in un percorso di crescita professionale e umana.

In questi numerosi anni di attività sociale si sarà sicuramente trovata di fronte a decisioni importanti, scelte difficili. Le è mai capitato di voler tornare indietro per poter cambiare qualcosa di ciò che ha fatto?
A livello lavorativo non mi è mai capitato. Non vorrei dare l’idea di essere eccessivamente sicura, però devo dire che non mi è mai capitato di voler tornare indietro per una scelta lavorativa, per esempio, rispetto alla partecipazione a gare d’appalto, attivazione di partnership ecc.
A livello relazionale si, mi è capitato di voler tornare indietro in quanto mi è capitato di aver dato grandi opportunità lavorative a persone che poi non hanno rispettato i valori della cooperativa.

ABACADA: Cooperativa di tipo B che si occupava di inserimento lavorativo di soggetti svantaggiati e diversamente abili.

Quali sono le motivazioni per il quale Abacada ha dovuto abbandonare tutti i suoi progetti? Vuole fare qualche appello o lanciare qualche messaggio a tal proposito?
Abacada, in quanto cooperativa di tipo B, nata dall’esperienza di Agape, è stata un’esperienza imprenditoriale meravigliosa, nel senso che mi ha fatto conoscere un target di popolazione lavorativa, un pezzo del mercato del lavoro, che in altro modo non avrei potuto conoscere. Quello che mi porto via da questo percorso con Abacada è che, indipendentemente da come inquadri, contrattualmente parlando, un operatore, un lavoratore, ciò che è importante è sempre il rispetto per l’opportunità lavorativa, e su Abacada il rispetto devo dire che è venuto a mancare e le mie energie, le mie risorse, personali e imprenditoriali, sono state usate da altri in modo inopportuno; sono state sfruttate e non è questo il senso del lavoro, perché il lavoro è un dono, il lavoro e un’opportunità che ti aiuta a crescere e io non posso supportare chi non lo rispetta.

La crisi economica ha influito e influisce attualmente sulla Cooperativa Agape?
La Cooperativa Agape e tutti noi possiamo ritenerci piuttosto fortunati perché non abbiamo sentito la crisi intesa come malessere, ma abbiamo sentito provenire dalla crisi l’esigenza di un cambiamento; abbiamo, quindi, rimodulato l’efficacia e l’efficienza delle nostre risorse, sia umane sia economiche, scoprendo nuove, bellissime e stimolanti strategie per venir fuori da questo grosso cambiamento.
In verità Agape non è mai stata un’impresa che si è completamente appoggiata all’esterno; Agape si è sempre creata dei pilastri interni ed è per questo che difficilmente viene giù con una crisi esterna. I pilastri sono rappresentati dalle risorse umane, dalle scelte corrette e dalla trasparenza nelle azioni, sia rispetto agli operatori, sia rispetto agli utenti, sia e soprattutto rispetto ai committenti. Avendo quindi dei pilastri così forti ho idea che per buttar giù Agape ci vorrebbe proprio un bel terremoto!

C’è qualcosa che vorrebbe dire ai tanti giovani, ma non solo, disoccupati?
Io sono sempre molto positiva rispetto a quello che ognuno di noi può fare, perché credo che in ogni persona ci siano delle risorse importanti. È vero che non tutti abbiamo la forza di farle emergere, perché per far emergere le nostre risorse ci vuole consapevolezza, amore per sé stessi, e ci vuole anche un contesto che faciliti tutto questo.
Pensando a quanto lavoro la Cooperativa Agape è riuscita a dare in questi anni, metto in conto circa cento persone all’anno, e se facciamo un veloce calcolo posso contare un novecento-novecentocinquanta operatori che hanno ruotato in Agape in questi anni. Con molti di loro continuiamo ad avere rapporti, con altri meno. Agape ha sempre voluto rappresentare un trampolino di lancio e per me è un orgoglio enorme sapere che i nostri operatori vincono concorsi negli enti pubblici e possono mostrare referenze elevate in contesti diversi. Ricevo ancora telefonate a distanza di anni, a Pasqua, a Natale, per il mio compleanno e varie ricorrenze importanti, quali gioie ma anche momenti difficili della vita di ex operatori Agape, che vogliono condividere ancora qualcosa con noi. Questo mi fa pensare che c’è spazio nel cuore delle persone e che il rapporto con Agape lascia il segno.
Il messaggio che mi piacerebbe dare, ed è quello che cerco di trasmettere anche, ad esempio, ai giovani che vengono in Cooperativa per i tirocini, che stanno uscendo dal mondo dell’ Università, è quello di non smettere mai di sognare, perché fondamentalmente il terreno fertile, dove crescono le piante da cui poi puoi raccogliere i frutti, deve avere delle basi molto solide e positive, fatte di sogni, di voleri personali, di opportunità che bisogna trovare ma anche crearsele; credo che nulla arrivi per caso, tutto arriva perché ci siamo personalmente creati occasioni di crescita.
Il mondo del lavoro in questo momento è effettivamente critico; io stessa nel 2013, avrò delle difficoltà a dare tanto lavoro, come ho fatto negli anni passati, perché a livello di contrattualistica ci sono dei freni inibitori che arrivano da parte dello Stato, per cui prima di attivare nuovi contratti devo fare non una, bensì dieci analisi accurate, di quanto è opportuno contrattualizzare una nuova persona.
In questo momento, si parla tanto di agevolazioni ma devo dire che in dieci anni, di agevolazioni la Cooperativa Agape ne ha avute ben poche; eppure, noi non le disprezziamo! ma andiamo a cercarcele quotidianamente, anche se la maggior parte delle volte queste agevolazioni presuppongono dei dettagli che non vengono pubblicizzati chiaramente e che sono spesso a danno dell’azienda stessa. Questo ci fa capire che quando si assume una persona nuova bisogna essere straconvinti che sia una scelta aziendale giusta. Sicuramente la crisi in questo senso la si sente molto e la crisi porta non più a fare scelte umane, ma sempre più scelte aziendali.

Agape è risultata affidataria del Progetto Europeo “Creactiv”, un progetto finalizzato a realizzare dei momenti d’incontro, confronto, condivisione, scambio culturale in giro per l’Europa: quali sono le aspettative nei confronti di questo progetto?
Il progetto “Creactiv” è un progetto in cui sono stata ospite di recente tramite la mia socia, in quanto in Cooperativa se ne occupa la Dott.ssa Patrizia Damiano. Essendo un progetto europeo ha un valore aggiunto incredibilmente efficace per la Cooperativa. È per questo progetto che sono appena rientrata dalla Romania, da Bucarest, insieme alla Dott.ssa Patrizia; è stata un’esperienza condivisa con altre otto nazioni; io e la mia socia rappresentavamo l’Italia con altri due gruppi italiani meravigliosi. È stata un’esperienza dalla quale mi sono portata via la capacità, il potere della relazione: stare con persone che non parlano la tua lingua e capirti con uno sguardo, con un abbraccio, con una condivisione di intenti mi ha fatto rientrare a Cagliari con uno spirito nuovo, rigenerato, con la consapevolezza che tutto si può fare, anche quando ci sono differenze così importanti di tipo culturale. Per la Cooperativa quindi, la progettazione europea penso sia il futuro, di cui potranno godere tutti i nostri collaboratori, perché per Agape andare in Europa vuol dire continuare a sognare per un sogno che va oltre l’immaginazione.

Oltre a questa importante novità, ci sono dei progetti, delle iniziative che vuole anticiparci?
Si, tutti i giorni mi sveglio pensando che è un nuovo giorno e che ho la possibilità di progettare cose nuove. Attualmente i progetti che mi riguardano personalmente vanno nella direzione della Salute Mentale, perché dal 2006 questo è il settore che più mi affascina, che più mi gratifica, che più mi fa soffrire, rispetto al fatto che quando vedo una persona che non ha le possibilità rispettose della sua dignità di essere umano, lì riesco a sentire la sofferenza e allora mi attivo per dare nuove occasioni a quella persona, per dare inizio ad un nuovo progetto di vita. Se ragiono nell’ottica della salute mentale progetti innovativi ne facciamo tutti i giorni, perché ogni persona è diversa dall’altra e non c’è niente di uguale, tutto è diverso, tutto è sperimentale e tutto ti può dare nuove idee.
Di certo so’ che una cosa su cui sto puntando moltissimo è l’apertura di nuove strutture per i disabili psichici.
Altri progetti innovativi li sto buttando giù in questo periodo, sempre tenendo conto del fatto che quando si hanno poche risorse si deve attivare il pensiero, la creatività; non c’è soddisfazione più grande di ottenere grandi risultati con poche risorse.

Ha raggiunto gli obiettivi e i traguardi che dieci anni fa si era prefissata?
Da questo punto di vista sono incontentabile, nel senso che da una parte mi ritengo molto, molto soddisfatta, dall’altra penso che si possa fare sempre tanto altro nella vita; quindi, rispetto ad Agape, mi sento soddisfatta da uno a dieci: dieci; rispetto a me stessa, mi piace darmi sempre l’opportunità di crescere, quindi, non mi fermo mai di fronte alla conoscenza, sono assetata di conoscenza, e questo, secondo me è una buona carta vincente, perché anche Agape non si fermi mai. È facile adagiarsi, soprattutto quando hai una realtà che va avanti oramai un po’ da sola e non vorrei mai che fosse così. Desidero, invece, che ogni operatore si senta in crescita, si senta di avere opportunità di evoluzione e io credo, come Presidente di dover dare l’input, la direzione verso questo senso: non adagiarsi ma saper godere dei risultati e guardare oltre quel risultato per capire se si può fare ancora qualcosa di meglio. D’altronde il committente, quindi l’ente pubblico, dal mio punto di vista, dato che finanzia, deve avere l’opportunità di scegliere e io mi sento molto soddisfatta quando il committente sceglie Agape, perché lo sento come un ottimo riconoscimento rispetto a tutto l’impegno che Agape ci mette.

Quale è il futuro della Cooperativa Agape? Quali sono i suoi obiettivi, i suoi progetti, le sue aspettative?
Non so esattamente cosa ci aspetti nel futuro; io credo nel potenziare il “qui ed ora” e sicuramente nel futuro di Agape vedo i Soci, con le loro famiglie, tutti i Collaboratori, i loro progetti, i loro sogni, le loro ambizioni; il futuro di Agape sono i nostri utenti, che quando iniziano il loro percorso raggiungono risultati meravigliosi, incredibili, imprevedibili; il futuro di Agape sono i giovani laureati che si vogliono affacciare alla salute mentale; il futuro di Agape sono i progetti europei e tutti quei progetti che aiutano e sostengono l’altro in un percorso sano di crescita; il futuro di Agape è rappresentato inoltre da obiettivi che siano insieme efficaci ed efficienti, che siano concreti, che siano validi sul territorio e che siano sempre rispettosi del committente e dell’utente, che siano trasparenti rispetto ai collaboratori e che siano ambiziosi, perché l’ambizione, associata a una buona dose di coraggio e di rischio ben calcolato, è un’ottima medicina per le frustrazioni dei nostri tempi. Grazie.

Annalisa Mascia Presidente Agape

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