Elenia Lai

Intervista alla Dott.ssa Elenia Lai

La nostra intervistatrice Stefania ha ripreso con la rubrica MondoAgape e questa volta ha intervistato Elenia.

Come ti chiami?
Elenia Lai

Da quanto tempo lavori in Agape?
Lavoro in Agape dal 2013, più o meno da un anno e mezzo.

Ti ricordi come è avvenuto il tuo inserimento in Cooperativa?
Iniziai a collaborare con Agape come tirocinante. Terminato il tirocinio, mandai il Curriculum Vitae alla Cooperativa che mi propose successivamente il proseguo della mia collaborazione come dipendente.

Che ruolo hai avuto e hai oggi all’interno della Cooperativa? È cambiato qualcosa nel tempo?
Svolgo il ruolo di Tecnico della Riabilitazione Psichiatrica nelle due Strutture Residenziali di Quartu Sant’Elena e di Selargius. Principalmente mi occupo delle attività interne ed esterne delle Case Famiglia, in collaborazione con altri due Tecnici della Riabilitazione Psichiatrica e gli operatori delle Strutture; mi occupo anche della redazione della sintesi mensile della Casa Famiglia di Quartu Sant’Elena. Un altro ruolo è quello di Referente dei turni delle due Case.
Sono infine educatrice di due utenti beneficiari della Legge 162 nei Servizi Domiciliari.
Si, nel tempo qualcosa è cambiato: ho iniziato con Agape con delle sostituzioni nelle Case Famiglia e solo dopo mi sono stati affidati turni di ruolo nelle Strutture e ho iniziato a lavorare con alcuni utenti nei Servizi Domiciliari. Successivamente ho ottenuto i ruoli prima detti. Vorrei sottolineare che non è cambiato niente però rispetto al mio ruolo: la Cooperativa ha riconosciuto da subito la mia figura di TRP e mi è sempre stato concesso di svolgere la mia professione e mettere in pratica le mie competenze professionali di Tecnico della Riabilitazione Psichiatrica fin da subito.

Le tue conoscenze, la tua formazione (teorica e pratica) precedenti a quelle acquisite dalla tua esperienza in Cooperativa, ti sono state utili nel lavoro che svolgi attualmente?
Durante i tre anni di Università e durante il tirocinio ho avuto la possibilità di avere un approccio con persone che hanno una diagnosi psichiatrica. Lavorare nelle Strutture Residenziali di Agape mi ha fatto cambiare il modo di rapportarmi con loro e sono cambiata io, sia per il tipo di utenza, sia per il lavoro di equipe; sono cambiata nei modi di pensare. Il mio è un lavoro che mi permette di crescere oltre che professionalmente anche a livello personale. Rispetto ad altri lavori che ti possono offrire solo una crescita professionale, lavorare nel sociale ti dà qualcosa in più.
Il mio percorso di studi universitari si è basato su una nuova figura professionale, il “Tecnico della Riabilitazione Psichiatrica”, e quando ho iniziato a lavorare in Agape mi sono resa conto più che mai che la scelta che ho fatto nei miei studi è la scelta giusta per me. Solo lavorando nel campo mi sono resa conto dell’importanza di questa figura, apprezzandola sempre di più.

In che modo Agape ha saputo valorizzare il tuo titolo professionale?
La Cooperativa Agape ha saputo valorizzare il mio titolo professionale in primis interessandosi a questa figura di TRP, conoscendola e facendola conoscere.
Prima di iniziare a collaborare con la Cooperativa, mi è capitato di proporre il mio curriculum e la mia figura professionale ad altre cooperative; la maggior parte di esse non conosceva questa figura e non hanno avuto nessun interessa a conoscerla. Da questo punto di vista la Cooperativa Agape è stata molto attenta a ricercare anche figure che potessero rispondere ai nuovi bisogni di una psichiatria che sta cambiando.
Inoltre, noto un’attenzione particolare, da parte della Cooperativa, alle propensioni personali: non ti fa mai fare qualcosa per cui un operatore non è portato o non vuole fare. L’attenzione è quindi rivolta al singolo operatore: in base alla persona che ogni operatore è, la Cooperativa cerca sempre di valorizzare i punti forti.

Quali sono i tuoi punti di forza nel lavoro che svolge la Cooperativa?
Il lavoro d’equipe: sto cercando di lavorare al meglio su questa risorsa, anche su me stessa per migliorarmi, coinvolgendo tutti in ogni attività. Credo tanto al lavoro di gruppo, penso sia fondamentale nei nostri servizi; con i lavoro di equipe otteniamo dei risultati che altrimenti sarebbe difficile raggiungere.

Quali sono le tue gratificazioni nel ruolo che svolgi all’interno di Agape?
Le mie gratificazioni arrivano principalmente dall’utenza: il lavoro che svolgo è un lavoro che può creare molte frustrazioni, ma allo stesso tempo, ogni piccolo passo avanti degli abitanti delle case o delle persone che seguo nel Servizio della legge 162 mi fanno stare bene perché mi fa capire e credere che queste persone, che obiettivamente hanno dei grossi problemi, possono andare avanti.

Quali sono i tuoi obiettivi professionali e i tuoi progetti per il futuro?
I miei obiettivi professionali attualmente riguardano soprattutto la parte delle attività nelle Strutture Residenziali. Vorrei che attraverso le attività passasse una certa cultura della psichiatria: una pizzata, che può essere la cosa più normale da fare, mi piacerebbe che diventasse una normalità anche per i nostri utenti. Le uscite di gruppo e le pizzate vengono organizzate abitualmente per gli abitanti delle Case, ma ciò che deve migliorare, l’obiettivo da raggiungere, non è tanto quello che gli utenti si abituino a queste uscite e a tutte le attività che svolgiamo, ma che gli “altri” si abituino all’utente; deve diventare una cosa “normale”, senza pregiudizi e senza paure. Al momento penso quindi sia importante continuare la mia formazione con Agape e sviluppare questi aspetti importanti per me.
Nel mio futuro continuo a vedere una collaborazione con la Cooperativa perché credo nel lavoro che svolge ogni giorno, anche nel social network, che è uno strumento adottato dalla Cooperativa e che mi piace molto. Io credo che sia una risorsa importante, un modo per lavorare sulla cultura della psichiatria.
Uno dei miei desideri per il futuro, che sto sviluppando anche grazie alle occasioni che mi sta dando la Cooperativa, sarebbe quello di aprire un’attività mia; l’idea è quella di specializzarmi in qualcosa in particolare e offrire il mio servizio a cooperative come l’Agape. Ma prima di questo è importante per me riuscire ad approcciarmi al paziente sempre meglio, perché c’è sempre da imparare.

Agape svolge la sua attività da 11 anni. Come immagini Agape tra altri 10 anni?
Nel futuro immagino Agape sempre più forte perché lavora con determinati principi che dal mio punto di vista sono quelli giusti per la salute mentale, perché la Cooperativa lavora davvero per la salute mentale e non per altri scopi. Questo lo vedo dal lavoro che fa ogni giorno, dalle realtà sia delle Strutture Residenziali sia del Servizio Domiciliare. La Cooperativa Agape offre la possibilità di continuo cambiamento e riesce a gestire il cambiamento nella maniera più giusta.

Nuova Struttura Residenziale Privata per Disabili Psichici di Quartu Sant’Elena: nuovi posti letto per persone con disabilità psichica più stanza sollievo (per periodi di riposo brevi) e nuovi posti di lavoro; qual’è il tuo pensiero al riguardo?
Penso che l’apertura della nuova Struttura Residenziale Privata sia stata un’idea ottima. Durante i tre anni di Università abbiamo organizzato un viaggio con i colleghi universitari a Trieste e ci hanno fatto visitare il Servizio Psichiatrico di Diagnosi e Cura: l’SPDC era strutturato come un Bed and Breakfast; i pazienti venivano ricoverati al massimo un paio di giorni; successivamente rientravano nella loro casa. Il fatto che ci possa essere una struttura che possa assumere questo ruolo nel territorio di Cagliari è una cosa molto importante; il fatto che la Struttura Privata di Agape offra anche per un solo giorno un ricovero di sollievo, senza la necessità che il paziente venga portato in SPDC e si scontri con un ambiente non adatto, è una realtà innovativa. Perché si può avere il bisogno di passare un paio di giorni lontano da casa ma non essere adeguato alla realtà di un reparto psichiatrico. Penso quindi che la nuova Struttura Privata di Agape sia una realtà che si lega alla nuova cultura della psichiatria.
Per quanto riguarda la possibilità che Agape offra ulteriori posti di lavoro tramite l’apertura di questa nuova Struttura penso sia un’ulteriore opportunità importante. Mi rendo conto che la maggior parte dei giovani che mi circondano sono disoccupati; aprire quindi questa Struttura e dare un’occasione così importante in questo ambito che è altrettanto importante è una cosa bellissima.

Agape crede fortemente nella formazione continua e organizza tanti corsi, anche gratuiti, per dipendenti ed esterni: cosa ne pensi e che importanza dai alla formazione professionale e all’aggiornamento?
La mia Tesi di Laurea si è interessata alla qualità dei servizi di salute mentale e uno dei criteri importanti, affinché un servizio sia di qualità, è la formazione continua. Penso quindi che la Cooperativa, offrendo questa possibilità, faccia una cosa molto importante, anche per i propri dipendenti. Io, ad esempio, ho fatto recentemente il corso per Amministratori di Sostegno e il corso di inglese e ho colto queste come occasioni importanti perché sono corsi che ti danno qualcosa, ti permettono di spendere, nel lavoro stesso, quello che apprendi durante il corso. Anche di fronte a questo aspetto la Cooperativa Agape si mostra al passo con i tempi.

Agape è stata recentemente accreditata nel circuito dell’Erasmus Plus, che prevede il coinvolgimento attivo di Agape nel contribuire a creare nuove opportunità di vita a tanti giovani sardi che desiderano fare un’esperienza all’estero e giovani europei che vogliono fare esperienza nel nostro territorio. Cosa ne pensi?
Penso sia una cosa importantissima: per quanto riguarda i giovani stranieri che vengono a fare un’esperienza di Servizio Volontario Europeo credo sia un’opportunità anche per diffondere la nostra psichiatria negli altri Paesi dell’Unione Europea. L’Italia può insegnare tanto da questo punto di vista: in Italia ci sono molti esempi di buone pratiche e penso sia quindi un bel modo per diffonderle.
Per quanto riguarda i giovani sardi che partono per fare un’esperienza di Servizio Volontario all’estero, penso sia altrettanto una buona occasione, perché sono moltissime le persone che “scappano” dalla Sardegna e nella maggior parte dei casi lo fanno senza avere una prospettiva e niente di certo su quello che troveranno. Attraverso il Servizio Volontario Europeo, invece, si da la possibilità di andare in un’altra nazione senza dover affrontare tutto quello che comporta lo spostarsi senza avere dei punti di riferimento.

Hai un hobby o una passione in particolare? Se si, è stato mai possibile esprimerli nel tuo lavoro?
Mi piace molto leggere e mi piace molto la musica. Anche se non la coltivo tantissimo, ho una passione per l’arte e sto cercando di portare questo interesse all’interno delle Strutture Residenziali, anche attraverso i laboratori. Mi sono resa conto che quando una cosa piace davvero, si riesce a trasmetterla, a coinvolgere gli altri.

Per concludere, c’è un’esperienza significativa della tua vita professionale che desideri raccontare?
Esperienze significative ce ne sono tante, e rimandano alle gratificazioni di cui parlavamo prima. Potrei elencarne tante, principalmente legate al fatto che abitanti delle Case che prima erano restii ad uscire ora vogliano farlo di propria volontà.
Per me è un’esperienza significativa anche una semplice frase di un’utente che dice «Elenia non fumare perché ti fa male», quindi una premura dell’utente nei miei confronti. Vedere un ragazzo che entra in Casa Famiglia totalmente scompensato e dopo un mese bada alla sua persona senza bisogno del nostro supporto. Queste sono esperienze che si ripetono spesso e che mi motivano a continuare. Ciò che mi colpisce è vedere la continua crescita in senso di autonomia e indipendenza da parte degli utenti. Non c’è un’esperienza in particolare o significativa più di altre: queste sono tutte esperienze della quotidianità che mi colpiscono in particolar modo.

Che significato ha per te questa intervista?
È stata importante, perché ho avuto modo di esprimere delle cose che non sempre riesco a comunicare; non sempre quando si parla di salute mentale si viene davvero capiti. Difficilmente chi non ha mai avuto esperienza in questo settore capisce ciò che si può vivere e il vero significato di ciò che si vuole comunicare. Questa intervista, quindi, è importante per me perché mi ha dato la possibilità di farmi conoscere e spero di essere riuscita a trasmettere ciò che penso e l’importanza che ha per me il lavoro che svolgo per gli utenti e per la Cooperativa.

Grazie
Grazie a te!

Elenia Lai Riabilitazione Psichiatrica

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